RACCONTI DEL MARE | EPISODIO QUARTO

27 Febbraio 2013
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IL SURF IN PELLICOLA.. GLI INIZI DEL MIO SURF
 
(leggete questa storia sfogliando l’album fotografico che trovate in fondo al testo..)
 
Il mio surf è iniziato nel 1995, all’età di 14 anni.
Non c’era molta scelta su attrezzatura e luoghi da frequentare. Grazie ai primi windsurfer, ed alle loro avventurose gite oltre oceano, arrivavano nel Salento le prime tavole da surf, ma non avendo la macchina per poter osservare tutta la costa, ero legato al luogo che frequentavo l’estate con i miei genitori sul litorale adriatico.
 
Passavo intere giornate a contemplare il mare estivo in tempesta (in quegli anni le tramontane erano assai frequenti), e quasi sempre entravo in acqua dopo aver visto che il mio guru, anche con tutto quel vento, riusciva a prendere qualche ondina con il suo longboard australiano.
 
Il verme del surf entrò nella mia testa sin da subito, condizionando inevitabilmente tutte le mie scelte da adolescente: gli amici in giro con i motorini tutto il giorno; io uscivo solo la sera, e durante tutta la giornata presidiavo la mia spiaggia preferita.
Frequentare il surfshop della mia città mi dava ossigeno nelle lunghe giornate invernali, intervallate dai ritmi scolastici e dal freddo che mi faceva vedere come un sogno lontano il fatto di poter surfare con l’acqua fredda. Spesso e volentieri lasciavo i libri di scuola a casa per far posto nello zaino alle riviste come Surfnews, Revolt mag., ecc.
 
Poi, un giorno, rovistando tra le cose della mia famiglia nel garage, trovai una muta da sub cinque millimetri a due pezzi, con il cappuccio fisso sulla parte superiore: un talorno incredibile, pesante e che impediva decisamente ogni tipo di movimento sulla tavola. Ma era una grande conquista: ricordo che in quel periodo tirai l’anima a mio padre, pregandolo insistentemente di accompagnarmi a mare la domenica.
 
Internet non era uno strumento ancora molto diffuso, e quindi, come tutti, guardavo le previsioni del mare sul televideo: ci azzeccava 3 volte su 10: immaginate il delirio.
L’anno dopo, frequentando il surfshop Surfers of Salento, finalmente, conobbi altri che come me erano pazzi per il surf, e loro avevano la macchina: fu la svolta!
 
Io e Matteo (vecchio Bear) iniziammo ad andare a mare “te paru”. Iniziammo a testare tutto il litorale adriatico nelle varie condizioni di vento e mare; e sentivamo parlare dello Ionio come il paradiso delle onde, ma nessuno dei due aveva mai percorso quelle strade.
 
L’estate successiva iniziammo a frequentare il Lido Li Marangi a San Foca: era incredibile vedere quelle onde così colorate in estate, perché noi eravamo abituati alle onde marroni di San Cataldo..
E le fotografie in pellicola iniziavano ad acquistare un colore del tutto diverso.
Ricordo che iniziammo a lavorare in una pizzeria di Lecce come pony express al solo ed esclusivo scopo di raccogliere un po’ di soldi per partire e cercare le onde in Italia.
 
La prima cosa che riuscimmo ad acquistare fu una videocamera usata grande come un computer portatile.
In quella stessa estate, seguendo la macchina di due surfer incontrati a Torre dell’Orso riuscimmo a scovare una delle onde più belle dello Ionio, che stranamente stava lavorando in una caldissima giornata di luglio; fu una giornata indimenticabile, anche perché la Capitaneria di Porto ci fece una multa da centinaia di euro a causa delle lamentele dei bagnanti sulla riva del molo spaventati dalla sola visione di una tavola da surf: nessuno si fece male però!
 
La successiva invernata si unirono a me e Matteo due altri pazzi fracassati per il mare, che conoscevo da tempo, ma non pensavo covassero nello stomaco il sogno di cavalcare le onde.
Edo e Lillo si appassionarono sin da subito, e altrettanto velocemente vennero cacciati dall’acqua dai temibili local del capo, forse perché Lillo quando entrava in acqua indossava, oltre la sua caratteristica gobba, anche un’orrenda cuffia da piscina color verde fluo.
 
Era il 2002.
Il gruppo era formato! E tutti insieme pianificammo il nostro primo surf trip nella magica costa ovest della Sardegna, consigliata dall’allora capellone Angelo Verzini.
Partimmo l’estate successiva, con un’opel Astra sw, carica di tende, tavole, e generi alimentari di ogni tipo: che avventura!! La prima cosa che ci sentimmo dire, appena arrivati in un famoso spot sardo fu: “state attenti che vi droppo a tutti…” in sardo strettissimo!!
E i locals ci inseguivano dappertutto; ci sentivamo un po’ frustrati perché non riuscivamo a capire il comportamento che un po’ tutti ci riservavano appena vedevano il nostro livello surfistico: con il passare degli anni capimmo…. Certo, distinguendo una ad una, senza dubbio, le varie persone che si approcciavano a noi in quel modo.
 
ORA SAPPIAMO A COSA SI RIFERIVANO TUTTI, E PROPRIO PER QUESTO CI SIAMO MESSI IN GIOCO CON LE SCUOLE DI SURF E CON I NOSTRI PROGETTI, CERCANDO DI TRASFERIRE LE REGOLE E LA BONTA’ DEL SURF, DANDO UN SEGNO POSITIVO A CHI SI AFFACCIA ORA A QUESTO SPORT, ED EVITANDO DI FAR TROVARE I NEOFITI DAVANTI AL MURO DI IGNORANZA DI FRONTE AL QUALE CI SIAMO TROVATI NOI.
 
Non è stato sempre facile conciliare la volontà e le abitudini di quattro teste, una completamente diversa dall’altra, e quindi a volte abbiamo scelto diverse mete surfistiche: io, per esempio, scelsi, l’estate successiva, di partire da solo per 15 giorni alle Canarie, nell’isola di Lanzarote. Esperienza dura, molto, soprattutto perché solo, senza aver mai parlato lo spagnolo, e in un’isola famosa per le sue onde non molto semplici.
 
Era il 2004.
Oggi, nel 2013, da allora, ne sono passati di momenti e di fantastiche giornate al mare. Momenti di vicinanza al mare, ma anche tanti momenti di crisi, di conflitto tra la conduzione di un classico stile di vita cittadino in contrasto con l’irrefrenabile voglia di mollare tutto e andare a cercare le mie amate onde.
 
Come direbbe un mio amico, per amore…solo per amore… oggi ho scelto di dedicare tutta la mia vita al mare, anche a costo di lavorare la notte, pur di investire tempo e denaro per costruire e consolidare il sogno: lavorare per e con il surf.
E sapete cos’è che, andando avanti nel progetto, sta facendo davvero la differenza? Non il surf in sé, ma il fatto che tutto questo lo possa fortunatamente CONDIVIDERE con la persona che amo e con i miei amici di sempre, quelli che mi hanno sempre accompagnato a mare a surfare, ed i nuovi amici che, come loro, hanno deciso di condividere con me molto di più di una semplice pratica sportiva!
 
Carlo Morelli
 
Questo è il link della galleria fotografica relativa a questo racconto: http://www.surfinsalento.it/foto/197-surf-carlo-morelli.html
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