QUANDO IL WINDSURF ARRIVO' NEL SALENTO

22 Febbraio 2017
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Pratichi il surf da onda nel Salento da più di vent’anni, sei stato uno dei primissimi a credere nella bellezza di questo sport in una terra bagnata per tre quarti dal mare ma vissuta sulla costa solo per pochi mesi l’anno. I ragazzi che ti hanno trasmesso questa passione facevano originariamente windsurf da prima che tu nascessi. Oggi continui a fare surf da onda, hai una scuola che accoglie centinaia di persone ogni anno, vivi e respiri il mare tutti i giorni. Ad un tratto avverti l’esigenza di mettere nero su bianco i racconti di quelle persone che hanno iniziato prima di te e senza le quali tu, probabilmente, non avresti mai fatto la scoperta che ti ha cambiato la vita. Allora decidi di scrivere una storia fatta di persone, luoghi, leggende ed emozioni: questo è l’inizio della storia del WINDSURF nel Salento. Quarant’anni di “cose” che nessuno mai ha messo insieme, probabilmente perché non c’era l’esigenza di raccontare, forse perché non c’erano uditori da coinvolgere. Ma oggi non è più così: di uditori ce ne sono tanti, tutti impazienti di sapere se nel corso del tempo le dinamiche sono cambiate oppure la passione che accomuna gli uomini di mare è la stessa, immutabile nel tempo.

Sebbene il padre di tutti gli sport da tavola marini sia stato, a livello mondiale, il surf da onda agli inizi del novecento, nel Salento invece è stato il windsurf, la famosa “tavola a vela”, a fare da protagonista indiscusso delle spensierate giornate estive di molti ragazzi intraprendenti, a partire probabilmente dal 1976 in poi. 

 

«Ho iniziato a praticare il windsurf nel 1976, al Lido Cambusa di Porto Cesareo (l’attuale Lido Tabù), con la storica tavola “windsurfer”. La mia prima coppa risale al 1977. Durante l’estate, a giugno, luglio, agosto, quasi ogni domenica c’era una regata cui prendere parte: Santa Caterina, Santa Cesarea, Porto Cesareo, San Cataldo. Ho partecipato a vari campionati mondiali, Sud-Africa, Australia, Brasile, Francia, Inghilterra. Quando ho iniziato, la deriva della tavola era di legno e a baionetta, il boma era di legno. Il trapezio non esisteva, infatti alla fine di ogni regata avevamo il palmo delle mani bucato e calloso. All’epoca eravamo tra i primi in Italia, insieme ai laziali.» Queste le parole di Gabriele Marzano, uno dei primi windsurfisti salentini.

Tanti, nel corso degli anni, hanno abbandonato il mondo del mare, tanti altri sono passati al kitesurf, al sup, al surf da onda; solo alcuni di loro sono rimasti fedeli al primo amore, e ancora oggi lo praticano assiduamente e lo insegnano con passione, come per esempio Gianni Saponaro: «Ho iniziato a fare windsurf nel 1979 insieme a mio fratello Fabio, con il quale abbiamo diviso veramente tutto nella nostra vita, una gran fortuna. Un giorno eravamo alle Dune, a Porto Cesareo, e all’orizzonte scorgemmo una tavola con una vela triangolare guidata da un turista tedesco. Siamo stati folgorati subito dalla bellezza di questo sport, e infatti, senza perder tempo, nei giorni a seguire andammo subito ad acquistare la nostra prima tavola. Eravamo autodidatta, non avevamo nessuno che ci potesse insegnare le varie andature e manovre. In quel periodo abbiamo assistito ad una vera e propria febbre per il windsurf, un po’ come per l’avvento della musica rock, che ha segnato una netta rottura con tutto ciò che c’era stato prima».

Qualche anno più tardi, dalla metà degli anni ottanta, la scena windsurf salentina subì un forte cambiamento grazie alla nascita di vari shaper (costruttori) locali che riuscivano a soddisfare le esigenze di ogni windsurfista costruendo delle tavole a chilometro zero e fatte su misura. Ma la scossa forte si ebbe anche e soprattutto grazie alle tavole da onda, decisamente più piccole rispetto alle lunghe tavole degli anni settanta, ed in grado di portare il windsurfista in aria, sfruttando le onde come trampolino di lancio. «Negli anni ottanta Lecce era solo calcio. I miei amici mi vedevano come un tipo strano perché invece di giocare a pallone ero sempre in mare con la tavola a vela. Ho praticamente passato ogni estate della mia vita a Frassanito, nel campeggio, e proprio li feci il corso e iniziai a fare windsurf, con una tavola “Mistral Competition”» così ci racconta un po’ della sua storia Maurizio Chiesa.

Il Windsurf ha visto poi negli anni novanta un ulteriore momento di gloria, per poi passare in secondo piano, dal duemila, a causa dell’avvento del kitesurf, l’aquilone che tutti conosciamo e che frequentemente osserviamo nei cieli della costa adriatica.

Ma il fascino senza tempo della tavola a vela tornerà sicuramente alla ribalta, anche grazie a quei ragazzi che ci hanno creduto e che ancora oggi sono in mare, in attesa del vento giusto e delle onde abbastanza arrabbiate.

 Foto in copertina: Maurizio Buttazzo che ritrae Ghigo Marra. Collage di Gabriele Marzano

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